Il Ministero della Salute approva un progetto INMI Spallanzani sull’accesso alla cura delle persone con HIV

 

Gli interventi finalizzati a favorire una diagnosi tempestiva e l’accesso ed il mantenimento in cura delle persone con infezione da HIV nelle strutture sanitarie specializzate sono divenute negli ultimi anni un aspetto centrale delle strategie di controllo dell’infezione da HIV. Un appropriato “Continuum delle Cure” delle persone con infezione da HIV infatti è rilevante sia per la prognosi di ogni paziente che per ridurre la trasmissione di HIV a livello di comunità. Questa impostazione è stata fatta propria dal Programma delle Nazioni Unite su HIV/AIDS (UNAIDS) che ha lanciato l’obiettivo “90-90-90”, secondo il quale entro il 2020 a livello globale il 90% delle persone che vivono con HIV dovrebbe ricevere una diagnosi, il 90% delle persone che ha ricevuto una diagnosi dovrebbe essere in terapia con farmaci antiretrovirali ed il 90% delle persone trattate dovrebbe raggiungere una soppressione virale.

L’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive L. Spallanzani negli anni passati, in collaborazione con le associazioni impegnate nella lotta all’AIDS, ha condotto precedenti progetti per favorire l’offerta di test per HIV in contesti diversi dai servizi tradizionali con un approccio community-based volti a favorire la retention in care.

Il primo dicembre il Ministero della Salute ha comunicato di aver approvato un nuovo progetto presentato dall'INMI in collaborazione con le associazioni di volontariato intitolato “Linkage to care in HIV. Un ulteriore tassello all’analisi del continuum of care in HIV in Italia”. Al progetto è stato assegnato un finanziamento di 111.141,00 euro.

Questo progetto nasce dall’esigenza di quantificare il fenomeno del mancato/ritardato accesso alle cure delle persone con HIV in Italia e dalla necessità di analizzarne i determinanti partendo da punti di vista diversi: centri di malattie infettive che osservano il paziente recentemente diagnosticato e ne raccolgono la storia, servizi che propongono il test ed avviano le persone positive ai centri di cura, persone con diagnosi recente di infezione da HIV. Lo scopo finale del progetto è quello di produrre evidenze sulla base delle quali sia possibile proporre soluzioni ed interventi da mettere in atto nei diversi contesti analizzati.

Responsabile scientifico del progetto è il dott. Enrico Girardi, Direttore dell’UOC Epidemiologia Clinica dell’INMI, e le attività previste si basano su di una rete di associazioni radicata a livello nazionale, che in larga parte hanno già collaborato tra loro in diversi progetti: ANLAIDS onlus; ARCIGAY – Associazione LGBT Italiana; Caritas Italiana (attraverso Caritas Ambrosiana); Circolo di cultura omosessuale “Mario Mieli”; Coordinamento Italiano Case alloggio per persone con HIV/AIDS (C.I.C.A.), Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA); Fondazione Villa Maraini, Nadir Onlus, NPS Italia onlus-Network Persone Sieropositive; PLUS onlus.


 


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