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Collaborazione tra l’INMI e l’Emory University di Atlanta

Comunicati stampa    0 Commenti     9/07/2021

Nell’ambito di una collaborazione fra Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” e il Dipartimento di Patologia dell’Emory University di Atlanta, diretto dal Prof. Guido Silvestri, si è tenuto un incontro avente ad oggetto lo stato della pandemia in Italia e negli USA e le misure adottate e da adottare per il suo contenimento.
In particolare è stato affrontato il tema della vaccinazione degli adolescenti, anche in vista della riapertura delle scuole. Negli USA sono stati ad oggi vaccinati oltre 10 milioni di giovani aventi fra i 12 e i 18 anni, bisogna spingere anche in Italia in tale direzione.

I dati di entrambi i Paesi confermano la potenzialità dei vaccini quale strumento molto efficace di protezione dalla malattia grave, dall’ospedalizzazione e dalla mortalità.
Infatti, oggi i pochi vaccinati che si contagiano scoprono di essere positivi solo occasionalmente nell’ambito o di screening utili al fine di accedere nelle aree di socialità – come ad esempio l’accesso agli stadi, ai musei, ai concerti, per i viaggi – o per altri motivi occasionali o per qualche sparuto focolaio.
Tutti questi presentano perlopiù assenza di sintomi o scarsa sintomatologia.

Il Prof. Silvestri ha riportato un dato molto significativo che deve far riflettere gli italiani circa l’efficacia dello strumento vaccino e della necessità di incentivare ancora di più la campagna di vaccinazione al fine di proteggerci anche dalle varianti e in questo momento anche dalla variante delta.
Questo dato significativo che consiste nel verificare che il 99.2% dei morti negli USA da Covid è rappresentato, oggi, da persone non vaccinate. È un dato molto esemplificativo della capacità del vaccino nel proteggerci dal virus.

È stata, infine, ribadita la necessità di utilizzare l’altro indispensabile strumento di protezione dal Covid che consiste sia nella somministrazione di anticorpi monoclonali come atto terapeutico, ma anche, come immunità passiva somministrando questi farmaci, per esempio alle persone no-responder (cioè che non producono anticorpi), o che non hanno immunità cellulare, come alcune persone ad esempio anziane con immunodepressione.

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