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Storia Istituto

ISTITUTO NAZIONALE MALATTIE INFETTIVE LAZZARO SPALLANZANI

 

 

Nascita complesso ospedaliero

Dal 1903 era nata la necessità per gli abitanti di Roma di avere un nuovo ospedale polivalente, dall’idea del sindaco Ernesto Nathan che fece predisporre un progetto nel terreno periferico di Vigna San Carlo, ceduto a buon prezzo dal Vaticano. I lavori proseguirono a più riprese in modo altalenante fino al 1927, anno in cui l’epidemia di influenza spagnola rese necessario intervenire in modo definito sui lavori, conclusi nell’ottobre del 1929 inaugurando il nosocomio come Ospedale del Littorio, poi cambiato in Ospedale Ernesto Nathan e, già nel 1945 come Ospedale San Camillo De Lellis, in memoria del protettore della sanità militare.

La gestione venne affidata al Pio Istituto Ospedali Riuniti di Roma, il quale gestiva sotto un’unica amministrazione tutto l’enorme patrimonio ospedaliero romano, fino al 1976 anno dello scioglimento dell’Ente e successivo affidamento delle Aziende Sanitarie al Comune di Roma.
In questo nuovo senso giuridico nasceva l’Azienda Ospedaliera San Camillo – Forlanini – Spallanzani, dal 1996 solo San Camillo – Forlanini a seguito del distacco dell’Ospedale Lazzaro Spallanzani, divenuto autonomo Istituto di Ricerca.

Storia dell’INMI Spallanzani

Già dal 1936 l’Ospedale Lazzaro Spallanzani, l’Isituto prende il nome da uno dei fondatori della biologia sperimentale, venne inaugurato come presidio destinato alla prevenzione, diagnosi e cura delle malattie infettive, trasformando il suo campo di interesse in conseguenza all’evolversi delle malattie infettive prevalenti.

Nel corso degli anni ’30 venne attivata una sezione dedicata alla cura e alla riabilitazione della poliomelite, e nel corso degli anni ’70 l’epidemia del colera prima, e la salmonellosi poi, divennero le principali emergenze sanitarie del Paese.
In questo periodo, l’Ospedale inizia il suo impegno nei confronti dell’epidemia dell’Epatite B, esperienza che rappresenta il punto di partenza verso una competenza specifica nel campo dell’epatite virale acuta e cronica.
A partire dal 1980, l’ospedale Lazzaro Spallanzani è stato uno dei maggiori centri per l’assistenza, la cura e la ricerca sulle infezioni da HIV e AIDS.
Nel 1991, inizia la costruzione di un nuovo complesso ospedaliero, progettato in conformità ai più avanzati standard e con caratteristiche di isolamento delle patologie contagiose uniche nel Paese. I benefici derivanti da questa innovazione sono consistiti, oltre che nell’aumento del livello di sicurezza dei lavoratori, nella garanzia di un’atmosfera confortevole per i pazienti.

Nel dicembre 1996, il Ministero della Sanità ha riconosciuto lo Spallanzani Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico. Il riconoscimento IRCCS è destinato agli ospedali di eccellenza che perseguono finalità di ricerca, prevalentemente clinica e traslazionale, nel campo biomedico ed in quello dell’organizzazione e gestione dei servizi sanitari effettuando prestazioni di ricovero e cura di alta specialità.

Successivamente (2001-2003) il Ministero della salute ha identificato lo Spallanzani quale polo nazionale di riferimento per il bioterrorismo, e polo nazionale di riferimento per la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS).

Attualmente l’Istituto detiene: l’unico laboratorio italiano di livello di biosicurezza 4 e cinque laboratori di livello 3; una banca criogenica che può ospitare fino a 20 contenitori di azoto liquido e 28 contenitori a -80° C, dotata di un laboratorio di livello 3 per la manipolazione e la preparazione dei campioni da congelare; con DGR Regione Lazio n. 159/2007 è stato istituito il “Polo Ospedaliero Interaziendale Trapianti (POIT)” Polo Ospedaliero Interaziendale trapianti, struttura integrata tra l’Istituto Spallanzani e l’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini deputata ai trapianti di pancreas, fegato e rene; un servizio di rianimazione, terapia intensiva e sub-intensiva; un centro di riferimento per le infezioni nei trapianti; una Banca biologica per il deposito di organi e tessuti destinati al trapianto.

L’Istituto ha una configurazione distinta in 4 Dipartimenti:
– clinico e di ricerca clinica
– diagnostico dei servizi e di ricerca clinica,
– di epidemiologia di ricerca pre-clinica
– interaziendale trapianti
a loro volta articolati in Unità Operative Complesse (U.O.C), Unità Operative Semplici (U.O.S.) ed Unità Operative Semplici Dipartimentali (U.O.S.D.).

Attività di Ricerca

La programmazione generale della ricerca dell’Istituto è ispirata alla continuità ed alla integrazione tra progetti di ricerca epidemiologica, preclinica e clinica.
La linea di ricerca sulle infezioni emergenti affronta lo studio di patogeni rari, di difficile diagnosi o multiresistenti (MDR) inclusi i problemi di controllo delle infezioni, le strategie per contrastare le epidemie ed il supporto alle attività internazionali. Vengono anche studiate le infezioni associate a procedure assistenziali le infezioni tropicali, neglette e le malattie del viaggiatore
La linea di ricerca sulla malattia da HIV, affronta temi relativi alla patogenesi, la clinica, la terapia, l’epidemiologia e la prevenzione dell’infezione. Gli obiettivi strategici sono volti a definire le nuove caratteristiche dell’epidemia, e approcci terapeutici innovativi.
Le attività di ricerca traslazionale sono sviluppate sulla base di un’organizzazione clinico-assistenziale che raccoglie circa 7.000 pazienti con HIV in follow-up attivo.
La ricerca sulle epatiti virali si articola su quattro filoni:
• Il primo è centrato sugli aspetti virologici e studia la variabilità virale e le interazioni tra virus.
• Il secondo è focalizzato sulla risposta immune e sulla sua modulazione a seguito di terapia.
• Il terzo analizza le alterazioni molecolari alla base dello sviluppo di cirrosi e epatocarcinoma.
• L’ultimo si prefigge di ridefinire l’epidemiologia locale delle epatiti virali affinché l’offerta sanitaria sia adeguata a rispondere all’evoluzione dei bisogni specifici delle comunità locali e dei gruppi più fragili.

La ricerca sulla tubercolosi affronta l’analisi epidemiologica della malattia e dei suoi determinanti con particolare riguardo a gruppi a rischio più elevato. Vengono anche studiati biomarcatori che possano indicare il rischio di sviluppare la malattia e la risposta alla terapia, e la patogenesi della malattia al fine di delineare strategie per potenziare la risposta immune innata. Infine l’ultimo progetto mira all’ottimizzazione delle strategie terapeutiche per la tubercolosi multiresistente.

L’attività di ricerca è distinta in ricerca “corrente”, definita in concerto col Ministero della Salute e da questo finanziata, e in ricerca “finalizzata”, rivolta, tramite specifici progetti, al raggiungimento di particolari e prioritari obiettivi definiti dalle Agenzie che la finanziano.
I protocolli di ricerca approvati, in accordo con quelli internazionali, devono possedere un razionale adeguato, obiettivi validi e rispondere a rigorosi criteri di fattibilità.
La conoscenza generata sarà quindi indirizzata verso metodologie applicative nel settore sanitario, un ambito nel quale la presenza di entità private cofinanziatrici è considerata un importante supporto alle attività di ricerca traslazionale. Una partnership ufficiale, formalizzata e trasparente consente da un lato ai ricercatori di lavorare in condizioni ottimali e dall’altro di collaborare con le entità private nella generazione di tecnologie all’avanguardia e di prodotti della ricerca altamente competitivi.

Di seguito si riportano alcuni dati che attestano la qualità e importanza delle ricerche scientifiche e cliniche condotte all’INMI. I dati sono stati riferiti dal Ministero della Salute a dicembre 2019 scorso, e sono inerenti la valutazione delle performance e della produttività scientifica dei 51 IRCCS italiani, relativi all’anno 2019.

L’INMI si colloca al terzo posto fra gli IRCCS nel numero di visualizzazioni medie per articolo (dati Ministero della Salute – dicembre 2019).

L’INMI è al quinto posto e molto al di sopra della media nazionale per numero di Paesi che nel mondo citano i suoi lavori scientifici (dati Ministero della Salute – dicembre 2019).

Field Weighted Citation Impact (FWCI) indica la qualità degli articoli scientifici sulla base del numero di citazioni ottenute dagli articoli dei ricercatori di un dato Istituto, rapportati al numero di citazioni medie in ognuno dei settori scientifico-disciplinari coperti da questi articoli (dati Ministero della Salute – dicembre 2019).

Peculiarità dell’INMI

Vengono di seguito sintetizzate le peculiarità dell’INMI che lo rendono una struttura unica per il suo specifico ruolo regionale, nazionale e internazionale: tale specificità si vuole implementare, ottimizzando non solo le prerogative, le iniziative, le professionalità, le strutture e gli impianti aziendali, ma anche incrementando e articolando al meglio la disponibilità e l’affiancamento che l’Istituto può offrire alle altre strutture regionali preposte alla Cura e alla Ricerca, e il supporto e il servizio che l’Istituto può fornire alla Regione Lazio sulle sfide che le Malattie Infettive rappresentano in tutte le loro sfaccettature.

Dal punto di vista organizzativo e di concreta attuazione queste funzioni si realizzano:
nella ricerca, sia nel campo dei laboratori di ricerca in continua evoluzione e ampliamento sul versante della diagnostica avanzata, per dare risposte pronte alle infezioni emergenti (come nel caso del recente sequenziamento del virus della Chikungunya), sia sul versante della ricerca clinica, come nel caso della “Ricerca Traslazionale”, che sta perseguendo risultati importanti di valenza internazionale e al cui settore la Direzione Strategica riconosce e potenzia le possibilità, prevedendone una Unità Organizzativa Complessa;
nei percorsi di teleconsulto per la rete regionale di malattie infettive, accettazione e ricovero;
negli ambulatori prenotabili su ReCup, specialistici per i diversi ambiti delle malattie infettive, e nell’Ambulatorio Infettivologico ad Accesso Prioritario (AMB- P), organizzato per dare risposta in giornata, per casi/sospetti di malattie infettive ad urgente definizione diagnostico-terapeutica;
nei percorsi di “presa in carico” dei pazienti affetti da malattie infettive divenute croniche grazie alle opportunità terapeutiche (AIDS, Tubercolosi, Epatiti, infezioni ad elevato allarme sociale o ad alta contagiosità) con miglioramento della qualità di vita dei pazienti che ne sono affetti e partecipazione agli obiettivi regionali, nazionali e internazionali di eradicazione, laddove possibile, di queste forme morbose;
nelle attività messe in campo con flessibilità in occasione di emergenze epidemiologiche di forme acute diffusive ed emergenti (come nel caso dell’ambulatorio attivato nel periodo dell’epidemia da Chikungunya o nella pronta disponibilità per l’intero periodo dell’emergenza Ebola);
nelle iniziative cui l’Istituto partecipa, e di cui spesso gioca il ruolo di promotore e ideatore, per perseguire opportunità di miglioramento dello stato di salute della popolazione regionale in tema di prevenzione, vaccinazione ed eradicazione, laddove possibile, di alcune infezioni e malattie trasmissibili.

Ruolo Internazionale e Nazionale

1. Riconosciute dall’Organizzazione Mondiale della Sanità
Membro attivo del Global Outbreak Alert and Response Network (GOARN) coordinato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) dal 2003;
Centro collaboratore dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’assistenza, la diagnosi, la risposta e la formazione sulle patologie ad elevata pericolosità (dal 2009).

2. Riconosciute da organismi internazionali
Inserimento, da parte dell’Unione Europea e della rete del G7 + Mexico (GHSAGLN), tra le strutture per la diagnostica di virus ad alta pericolosità (2002);
Identificazione da parte dell’European Center for Diseases Control – Unione Europea per le malattie infettive (2006);
Inserimento da parte della Commissione Europea tra le Infrastrutture di Ricerca di interesse Pan-europeo nell’ambito dell’ESFRI (European Strategy Forum on Research Infrastructures) per il programma European Research Infrastructure on Highly Pathogenic Agents (2011).

3. Riconosciute dalla Presidenza del consiglio dei Ministri
Centro di riferimento nazionale sanitario civile per il rischio biologico, nell’ambito del Piano nazionale di difesa (2002).

4. Riconosciute dal Ministero della Salute
Polo di riferimento nazionale per Ebola o altri virus emorragici (1995);
Centro di riferimento nazionale per la cura, assistenza e diagnosi di patologie derivanti da possibili attacchi bioterroristici (2001);
Centro di riferimento nazionale per la SARS (2003);
Polo di riferimento per l’influenza aviaria (2005);
Centro di riferimento nazionale per la diagnostica del Chikungunya (2006);
Centro di riferimento nazionale per la diagnostica del Chikungunya (2006).
Centro Nazionale di Riferimento per la diagnosi di Febbri Emorragiche Virali (FEV);
Laboratorio Nazionale di Riferimento per la diagnostica del virus Ebola (2014);
Centro nazionale di riferimento per il Mycobacterium chimaera (2019).

5. Cooperazione internazionale e trasferimento tecnologico in Paesi in via di sviluppo con finanziamenti nazionali
Coordinamento tecnico-scientifico del programma di intervento sanitario in Tanzania per controllare AIDS, tubercolosi e malaria, finanziato dalla Cooperazione Internazionale del Ministero degli Esteri Italiano dal 2005;
Coordinamento tecnico-scientifico del programma speciale di intervento contro l’Ebola in Sierra Leone, finanziato dalla Cooperazione Internazionale del Ministero degli Esteri Italiano 2014-2015.
Coordinamento tecnico-scientifico del programma di intervento contro la tubercolosi In Tanzania, finanziato dall’Agenzia Nazionale per la Cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Esteri Italiano 2017-2019.

Riconosciute dalla Regione Lazio
Centro di Riferimento AIDS;
Centro di Coordinamento per i Trattamenti a Domicilio;
Centro di Riferimento per le Infezioni associate a Procedure Assistenziali;
Centro di Riferimento per le Infezioni nei Trapianti;
Centro di Riferimento per le Malattie Infettive Rare;
Centro di Riferimento per la diagnostica di laboratorio delle infezioni da Pneumococco;
Laboratorio regionale di riferimento per la diagnostica molecolare avanzata;
Centro Unico Regionale per la prescrizione dei Farmaci Antitubercolari per Multiresistenti con funzioni assimilabili ad un Centro di Riferimento.
Centro Unico Regionale per l’acquisizione e la distribuzione a tutti i centri prescrittori autorizzati, dei farmaci antivirali per l’Epatite C.
Tutte le ASL, nonché per la distribuzione diretta ai pazienti, dei farmaci antivirali per l’Epatite C.

Funzioni Delegate dall’Autorità Sanitaria del Lazio
adempimenti specifici per il progetto 7 (malattie infettive) in tema di sorveglianza e controllo delle malattie infettive, sorveglianza e controllo delle infezioni correlate all’assistenza, contrasto dell’antibiotico-resistenza e buon uso degli antibiotici per l’attuazione del Piano Regionale della Prevenzione (PRP) 2014-2018, ai sensi dell’Intesa Stato, Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano del 13 novembre-2014 (DCA n. 309 del 6 luglio 2015);
proroga al 2019 delle funzioni di cui al punto precedente (DCA n.209 del 25 maggio 2018);
Centro di Riferimento Regionale per l’infezione da HIV/AIDS (CRRAIDS), in sede di recepimento dell’Intesa tra il Governo e le Regioni del documento “Piano Nazionale di interventi contro l’HIV e AIDS (PNAIDS)”, (DCA n° 030 del 30 gennaio 2018);

Funzioni esclusive per le patologie infettive che possono determinare allarme sociale
Compiti diagnostico-assistenziali e di “infection control” per le patologie infettive che possono determinare allarme sociale e rappresentare un rischio grave per la salute collettiva (DCA n. 58 del 12 luglio 2010);
Riorganizzazione della Sorveglianza e miglioramento diagnostico delle sindromi neurologiche di sospetta origine infettiva nella Regione Lazio. (DCA n. 162 del 27 aprile 2018).

Funzione di coordinamento della rete regionale delle Malattie Infettive
Supporto tecnico-scientifico, alla Direzione competente dell’Assessorato alla Sanità della Regione Lazio, per il Coordinamento della Rete Regionale delle Malattie Infettive, ai sensi del Decreto n. 58 del 12 luglio 2010 del Commissario di Governo alla Sanità del Lazio.
Coordinamento del Gruppo Tecnico Scientifico (GTS) della Rete Regionale per le Malattie Infettive del Lazio (DCA n. 540 del 12/11/2015).
Funzione di bed management regionale, gestione del teleconsulto per malattie infettive e attuazione del “Percorso assistenziale per la gestione dei casi con patologia infettiva primaria o associata a comorbidità” (DCA n. 540 del 12/11/2015).

Servizio Regionale per la Sorveglianza delle Malattie Infettive
Con DCA n. U00314 del 7/11/2014 la Regione Lazio ha istituito presso l’INMI il SErvizio Regionale per Epidemiologia, Sorveglianza e Controllo delle Malattie Infettive (SERESMI), per la sorveglianza sull’occorrenza e sulle attività di prevenzione e controllo delle Malattie Infettive;
Con DCA n. U00452 del 29 settembre 2015, è stato attivato presso il SERESMI il programma di “Epidemic Intelligence”.

Laboratorio regionale di riferimento per la diagnostica delle Malattie Infettive
Con DCA n. U00452 del 29 settembre 2015, i laboratori di Microbiologia e Virologia sono stati identificati quale “Laboratorio Regionale di Riferimento per la Diagnostica di tutti gli agenti infettivi”, a eccezione delle infezioni trasmesse attraverso gli alimenti.

Organizzazione interna

La Direzione Aziendale dell’INMI ha di recente avviato un processo di riorganizzazione interna, presentato al Collegio di Direzione, alle Organizzazioni Sindacali e al personale nel febbraio 2017, volto a rilanciare la funzione e l’attività dell’Istituto, implementando l’efficienza e la qualità delle cure, per dare risposte sempre più pronte e appropriate all’utenza e alle altre strutture sanitarie sul fronte delle malattie infettive emergenti: la riorganizzazione investe a tutto campo la vita dell’Istituto, dalle modifiche strutturali/impiantistiche, a quelle organizzative dei percorsi di cura, a quella della rivisitazione dell’organizzazione del lavoro del comparto e della dirigenza, per ottimizzare non solo la risposta al cittadino e la sicurezza delle cure, ma anche il benessere, la sicurezza e la valorizzazione del personale.

In linea con le indicazioni regionali e con le esperienze realizzate in Italia e all’estero, pur nella peculiarità dell’assetto interno, di ospedale monospecialistico per la cura e la ricerca nelle Malattie Infettive, è in fase di implementazione il modello organizzativo per intensità di cura.
Parallelamente sono state avviate, e sono in programma di ulteriore sviluppo, iniziative e assetti organizzativi volti a valorizzare il ruolo e le competenze assistenziali degli infermieri nei percorsi assistenziali, anche in ambiti nei quali la loro professionalità può essere centrale nell’approccio al paziente (attivato per esempio da agosto 2017 il “PICC TEAM” aziendale, per gli impianti di cateteri centrali a inserzione periferica), e dei tecnici sanitari per le specifiche competenze, cruciali per i laboratori di ricerca e di diagnostica avanzata presenti nell’IRCCS.

Al contempo, è in atto un processo di armonizzazione della collaborazione multi-professionale con indiscutibile e centrale ruolo del medico, e in particolare dell’infettivologo, all’interno del percorso di cura del paziente, per le competenze e responsabilità cliniche nei percorsi di ricovero, negli ambulatori di primo accesso e nei percorsi di presa in carico ambulatoriale degli utenti affetti da forme infettive cronicizzate.

È stata infine avviata una rivisitazione dei rapporti di reciproca collaborazione con l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini, con la quale si condivide il “Dipartimento Interaziendale Trapianti”, per la massima integrazione e collaborazione reciproca, sia per il percorso dei pazienti trapiantati sia per la restante attività di entrambe le Aziende.

Allo stesso modo sono stati consolidati e avviati ulteriori programmi di collaborazione con l’IFO (Istituti Fisioterapici Ospedalieri) e con le Aziende Ospedaliere e ASL di Roma, nonché con tutte le strutture sanitarie regionali pubbliche e accreditate che necessitano del supporto dell’INMI per le consulenze infettivologiche, gli esami di diagnostica avanzata di laboratorio, ovvero di supporto per la sorveglianza sanitaria (per esempio. per la Tubercolosi).

L’intento perseguito con le iniziative intraprese nel loro complesso e concretizzati nelle strutture organizzative ridisegnate nello stesso, è quello di puntare a una rinnovata e condivisa consapevolezza, nel personale tutto, del ruolo dell’INMI nello scenario regionale e nazionale, di assistenza e di ricerca, e del ruolo e contributo che ciascuna unità organizzativa e che ciascun professionista può dare nell’organizzazione aziendale.

Infine, pur confermando l’organizzazione dipartimentale della struttura, il principio ispiratore della riorganizzazione e del nuovo Atto Aziendale è quello della unificazione e integrazione delle diverse strutture e professionalità, con sviluppo in particolare di strutture centralizzate e interdipartimentali, in molti casi a gestione organizzativa e assistenziale infermieristica, in cui possono trovare massima integrazione e facilitazione le competenze mediche, sempre centrali nel percorso clinico, per esprimere al meglio la loro professionalità, nella cura e nella diagnostica avanzata che contraddistingue l’Istituto, facendone un riferimento regionale e nazionale, per la prevenzione, la diagnostica, la cura e la ricerca delle Malattie Infettive.

Institute History Lazzaro Spallanzani Hospital was founded in 1936 as headquarters for prevention, diagnosis and cure of infectious diseases, and having 296 beds in 15 different pavilions within an area of 134.00 m squares. During the years, its research camp has evolved and transformed with the prevalent infectious diseases. For example, in the 30s, it was activated a section bound for poliomyelitis’s cure and rehabilitation. In 1970, the public health priority was the epidemic emergency derived from cholera as well as salmonellosis. Besides, in that time span, the Hospital projected forward the research camp of Hepatitis B virus epidemiology linked to toxic co-dependency problems. Therefore, that experience was the onset of our aims towards a specific competence in the camp of acute and chronic viral hepatitis. Since 1980, Lazzaro Spallanzani Institute has been one of the major centres specialised in HIV and AIDS infections, providing assistance, cure and research in the field. In 1991, the construction of a new centre, projected in conformity with the advanced standards and with isolation characteristics for contagious pathologies. The results consisted of an increase in the security in the workplace and in granting a comfortable atmosphere for patients. In 1996, Health Ministry has recognized Spallanzani an Institute of Treatment and Cure with Scientific Character. In 1991, the Hospital initiated a purpose-built establishment, which it was carried out to have outstanding features including highly advanced standards precautions and isolation characteristics, necessary to the healthcare-associated infections. Compliance with these features has brought benefits among patients and healthcare personnel in terms of security and setting. From 2001 to 2003, the Department of Health identified Spallanzani as the national leading centre in Bioterrorism and Severe Acute Respiratory Syndrome (SARS). Currently, the Institute has in its dotation the only Italian Biosafety Level 4 (BSL-4) laboratory and 5 Biosafety Level 3 laboratories (BSL-3). The Institute has a cryogenic bank that can host both 20 liquid nitrogen and 28 containers at -800 C, and it is supplied with a BSL-3 laboratory for sample preparation techniques necessary to the frosting process. In 2007, it was created POIT — “Inter-Medical Institution Organ Transplant Department”. The ‘fusion’ of medical specialists between L. Spallanzani and San Camillo Hospitals has put together a structure dedicated to the transplants of pancreas, liver and kidney. POIT coordinates and involves the reanimation, intensive and sub-intensive therapy service. Besides, it is a health centre for transplant infections and it has a biological organ and tissue Bank for transplants. The Institute has 4 Departments – clinic and clinical research, diagnostic and clinical research, epidemiology and pre-clinic research, inter-medical organ transplant – that are articulated into Complex Operative Units (U.O.C.), Simple Operative Units (U.O.S.) and Simple Departmental Operative Units (U.O.S.D.).

Lazzaro Spallanzani 1729-1799

Infectious diseases Institute Lazzaro Spallanzani was named after the Italian scientist who was one of the founding fathers of experimental biology. Born in January 12th, 1729, at Scandiano, he studied law at University of Bologna. However, Lazzaro Spallanzani directed his interests toward logic and metaphysics, which lead him to be a physics professor first at University of Modena, and then at University of Pavia (1769) where he did most of his experiments. From Antiquity to the Medieval Era, it was broadly accepted the belief that even from non-living mater could arise living organisms/ life forms. This “spontaneous generation” seemed to come mainly from mater in decomposition and, in 1745, the Englishman John Needham, tried to give background to his theory, by performing a series of experiments on boiled broths, which after boiling and sealing the broths in different ‘hermetic’ recipients, the broths would cloud and allow the presence of growing microorganisms. Lazzaro Spallanzani was not convinced about Needham experiment -believing the theory “omne vivum ex vivo” — and affirmed that the germs had penetrated inside the liquid from the air after it was boiled and not before, which left the question whether the air was an essential factor to spontaneous generation. His technique used in the experiment was that the boiled broth was always kept in a sealed container (before and after the boiling process). The result was that in the sample boiled broth there were not growing any microorganisms. Louis Pasteur settled the question of spontaneous generation theory in 1859. Today, Lazzaro Spallanzani is considered the first microbiologist of modern era. He died in February 11th, 1799, at Pavia.

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